Storia di Spinea e delle chiese
Dal volume Spinea, Crea ed Orgnano di Mestre vol. 5 Collana storica sulle Pievi – Ville Venete di Luigi Gallo, 1966)
STORIA DI SPINEA
Dal volume Spinea, Crea ed Organo di Mestre vol. 5 Collana storica sulle Pievi – Ville Venete di Luigi Gallo, 1966)
SOMMARIO
TOPONIMI DI SPINEA. CREA – ORGNANO – ROSSIGNAGO
LE CAPPELLE DI SPINEA SOTTO LA PIEVE ARCIDIACONALE DI MESTRE
(1493-1506) – BOLLA DI PAPA ALESSANDRO VI – SPINEA UNITA A S. ELENA DI VENEZIA
LE PARROCCHIE DI SPINEA
NELLA VICARIA DI MIRANO
S. VITO E MODESTO DA PARROCCHIALE A CHIESA MADRE
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TOPONIMI DI SPINEA
CREA – ORGNANO – ROSSIGNAGO
Il più antico toponimo dell’attuale comune di Spinea è senza dubbio Crea che si trova scritto anche Creta o Creda.
Crea è una parola greca italianizzata. Il nome del luogo si riscontra anche in altre zone del Veneto come presso Altino. Porta questo toponimo la grande isola mediterranea di Creta: sede di una remotissima civiltà greco-cretense.
Dalla Grecia e dall’Asia minore partirono i primi popoli colonizzatori dell’Italia e del Veneto. Così affermano Marziale, Catullo, Plinio, Tito Livio. Giulio Cesare precisa che i Veneti primi vennero dalla Paflagonia, una regione nell’interno dell’antica Troia.
La natura del terreno roccioso giustifica la voce Creta. L’isola mediterranea si presenta infatti una massa calcarea e rocciosa.
Non si trova una voce corrispondente nella fonetica latina se non in un vocabolo con radice sostanzialmente differente cioè: robur.
Il vocabolo italiano: “rupe” proviene dal latino, quello di Creta dal greco. Corrisponde al vernacolo di crea.
Così per somiglianza della natura calcarea del terreno della nostra località di Crea o fors’anche per reminiscenze della patria lontana, i primi colonizzatori del territorio di Crea ne vollero ricordare il nome. Prima della conquista di Roma? Non lo sappiamo.
Ma le scoperte recenti di materiali palentologici confermerebbero lo sviluppo di una civiltà
etrusca attorno al litorale Veneto. In Crea scorrevano le acque di un fiume noto ai Romani sotto la voce Mosa, cioè zona pantanosa. Uniche vie di comunicazione erano allora i corsi degli antichi fiumi. Nei colli euganei, sotto la civiltà atestina dei Venetici, si riscontrano molte località i cui toponimi hanno la loro origine soltanto nella lingua greca.
Nel codice veronese si scorgono fin dal 1127 gli altri due toponimi del comune di Spinea: Orgnano e Rossignago o Orsignago
Orgnano trova la sua origine fonetica nella radice Durnius più il suffisso acus. Il luogo dunque sta ad indicare una zona palustre con lacus o lago.
Rossignago ha la sua radice in Rosc più la finale acus. Mentre l’Olivieri scorge la desinenza anu, l’Agnoletti vi aggiunge che Orsino fu precisamente un colonizzatore romano che lasciò qui il nome al luogo.
Spinea deriva dal latino spinus e non si riscontra tale toponimo prima del 1217. Portò questo nome la più grande isola veneziana detta Spinalunga, ora Giudecca, cioè la lunga isola seminata di sterpi o spine.
Così probabilmente il luogo di Spinea si presentava avvolto tra sterpi e boscaglie ai margini di una zona palustre.
Il toponimo invece di Zelarino (zeld) proviene da una voce teutonica che significa bosco.
Mercuriago di Mirano e Martellago ugualmente stanno a significare lago o zona paludosa di Mercurio e di Marte.
Tali i toponimi attorno alla nostra terra di Spinea che nei tempi remoti fino al medioevo si presentavano avvolti da boschi paludosi e zone acquitrinose.
LE CAPPELLE DI SPINEA SOTTO LA PIEVE ARCIDIACONALE DI MESTRE
Le vicende storiche della quattro chiese curate campestri di Spinea sono alquanto complesse. Colla scomparsa delle pievi di Crea benedettina, passata col Mercuriago a Mirano e di S. Maria di Rossignago, unita a Mestre nel 1335, Spinea perdeva il diritto dell’uso del fonte battesimale. S. Maria di Crea ebbe dei periodi di sospensione a causa dei ripetuti rifugi dei monaci in Venezia. S. Maria di Rossignano veniva distrutta dalla guerra carrarese. S. Leonardo di Orgnano e S. Vito-Modesto di Spinea ebbero un sacerdote stabile. I coloni erano allora molto poveri e non riuscivano riedificarsi la chiesa pievana, nonostante i ripetuti ricorsi. Il prestigio dell’arcidiaconato di Mestre assorbiva intanto le cappelle rurali del nostro territorio.
Il vescovo di Treviso possedeva nel castello di Mestre un palazzo. La presenza del presule aumentava gli ampi poteri di quella chiesa matrice arcidiaconale come si può vedere dalla nomina del vescovo nel 1199. Nella vacanza, i poteri episcopali stavano nel capitolo, unito ai quattro arcidiaconati della diocesi: Godego, Cornuda, Mestre e Quinto che avevano allora poteri simili alle attuali sedi foraniali detti altrove decanati ed arcipretati. Il territorio della diocesi veniva interamente suddiviso tra i quattro arcipretati che facevano capo ad una serie di pievi.
In quei tempi il vescovo veniva scelto dal capitolo diocesano unito in assise ai quattro rispettivi arcidiaconi. Nel 1199, l’arcidiacono di Mestre non c’era, dal momento che in sua voce si presentarono i pievani di Mirano e Zianigo. Le pievi di Borbiago, di Carpenedo, di Dese, di Mirano, di Moniego, di Mogliano, di Zianigo e di Zeminiana erano iscritte all’arcipretato o forania mestrina.
Le cappelle o chiese rurali appartenenti alla pieve mestrina erano: Azzeggiano, Caene, Chirignago, Trevignano e Zellarino come naturali chiese affiliate alla matrice di S.. Lorenzo M. Ad esse vennero aggiunte nel 1335 le 4 chiese campestri di Spinea.
Col fonte battesimale, la pieve madre doveva fornire gli olii santi. Però sembra che l’unione non fosse stabile poichè le cappelle di Spinea si trovano aggregate anche al quartiere del Duomo di Treviso. Ciò significa la difficoltà d’allora e la riluttanza del popolo di Spinea che non sapeva rassegnarsi alla perdita del suo fonte battesimale.
Nel 1344 papa Clemente VI imponeva delle pubbliche collette e le faceva raccogliere in ogni diocesi per sostenere la guerra contro i Turchi. Nell’elenco delle chiese filiali iscritte alla matrice di S. Lorenzo di Mestre, riscontriamo infatti anche il presbitero Angelo della chiesa di S. Leonardo d’Orgnano il quale versò la decima assieme al presbitero Giacomo di S. Vito e Modesto di Spinea.
Gli altri rettori delle cappelle di Mestre erano:Giacobello di Chirignago, Giovanni di Trivignano, Daniele di Zelarino mentre il pievano arciprete di S. Lorenzo era un certo Viani.
Finalmente dopo tante suppliche e ricorsi, la chiesa pievana di S. Maria Assunta di Rossignago veniva ricostruita nel 1382.
Le sue linee caratteristiche romaniche sono rimaste tuttora intatte come ci vennero tramandate attraverso i secoli.
Tra il verde della campagna la bella chiesetta campestre sfida i secoli, l’ingiuria dei tempi e degli uomini.
Ma la riedificazione dell’edificio murale non valse a ridare ancora il fonte se non dopo incessanti pressioni dei rettori delle chiese di Spinea. Nella ridda dei ricorsi prevalse la cappella rurale di S. Vito e Modesto, il rettore della quale avrà il fonte da amministrare in unione ai due benefici di S. Maria e di S. Vito.
La preziosa chiesetta di S. Maria ora sta per essere sepolta dalle moderne costruzioni di cemento. mentre le sue garrule campanelle non possono annunciare più i sacri riti.
Anch’esse seguono le tristi vicende di questo strano secolo del motore e del cemento.
(1493-1506) – BOLLA DI PAPA ALESSANDRO VI – SPINEA UNITA A S. ELENA DI VENEZIA
Il secolo XV segnò un’epoca di risveglio e di riordino delle nostre pievi rurali grazie alla pace veneziana portata nelle nostre terre.
Noale fu una delle prime cappelle rurali ad ottenere il fonte battesimale stagionale. Nel 1422 infatti il vescovo concedeva il diritto di poter battezzare anche nella chiesa di S. Giovanni Battista fin allora unita alla sua pieve di Zeminiana. Però i registri dei battesimi e dei morti erano tenuti dal pievano. Il rettore, anzi i due rettori di Noale, dovevano trasmetterne il movimento demografico all’ufficio della matrice
Il 5 aprile 1427 la chiesa rettorale di Salzano otteneva anch’essa l’uso del fonte, staccandosi da Zianigo. Anche qui una lunga controversia con la chiesa matrice andava a finire nelle mani di papa Martino V, il quale incaricava il priore di S. Sofia di Padova a far luce nella vertenza
Un fatto analogo succedeva anche a Spinea.
Il fonte battesimale di S. Marià di Rossignago, che aveva servito tutto il territorio di Spinea con le quattro chiese rettorali, era stato trasferito in Mestre contro i vecchi diritti della pieve, come fu già notato.
Allorquando nel 1382 l’edificio di S. Maria veniva ricostruito, non fu possibile riunire le quattro chiese rettorali, virtualmente aggregate a Mestre. Non valsero i ricorsi dei rettori nè i reclami della popolazione.
Nel 1492, l’anno della scoperta dell’America col quale si chiudeva il medioevo, il rettore della chiesa di S. Vito e Modesto, don Bartolomeo de Bellis, si ritirava nel monastero di S.Elena in Venezia.
Non è possibile sapere se a motivo della crisi con la propria pieve matrice di Mestre oppure se per malattia.
Come successe a Salzano, la questione venne portata a Roma. Pensarono i monaci di S. Elena del monte Oliveto a presentare una petizione d’unione a papa Alessandro VI.
Infatti nell’anno successivo, 1493, non tardò a giungere una bolla papale di unione tra le chiese dei santi Vito e Modesto e di S. Elena.
Il beneficio campestre di san Vito passava con tutte le questue nelle mani dell’Abate di s. Elena in Venezia.
Si apriva così un nuovo periodo di storia spineana.
Venne interpellato anche il vescovo di Treviso Nicolò Il Franco, il quale non poteva far altro che accettare l’unione di fronte alla bolla papale “in modo che sia lecito allo stesso Priore e al monastero ……… (omissis)”.
Il 15 luglio 1506 papa Giulio II con lettera Apostolica consegnava al Priore di s. Elena in Venezia anche la cura d’anime della chiesa di s. Vito e Modesto.
LE PARROCCHIE DI SPINEA
NELLA VICARIA DI MIRANO
Fin dalla nascita le chiese spineane appartengono al vescovo di Treviso. Dal 1929, da quando il mestrino con Borbiago, Mira, Oriago, Favaro, Trevignano, Zelarino, Chirignago vennero uniti al Patriarcato di Venezia, Spinea fece parte del vicariato foraniale miranese.
S. VITO E MODESTO DA PARROCCHIALE A CHIESA MADRE
Le vicende di questa chiesa sono complesse. Nacque come chiesa filiale campestre della pieve di S. Maria Assunta di Rossignago dove pigliava gli olii santi. Venne unita alla cattedrale di Treviso. Divenne filiale della matrice di s. Lorenzo di Mestre. Nel 1493, aggregata all’abazia di s. Elena in isola di Venezia, ebbe una lunga serie di abati-rettori fuori sede fino al 1770 quando il governo ducale richiamava le disposizioni sinodali tridentine sull’incompatibilità dei due benefici in una persona. Dal secolo XVI tutto il territorio di Spinea, con Crea, Orgnano e Rossignago dipendeva dalla chiesa rettorale curata di s. Vito e Modesto. Spinea, annessa al monastero veneziano con bolla papale, venne spesso privata di un sacerdote stabile in cura di anime.
Il disagio del popolo trovava riscontri anche presso i dogi, patroni di quel monastero. Ciò aggravava i risentimenti d’ambo le parti.
Di tanto in tanto qualche sacerdote secolare si prestava al bisogno suscitando polemiche e confronti.
Pertanto i monaci olivetani di s. Elena furono costretti a fare la spola settimanale tra Spinea e s. Elena con i disagi previsti dal viaggio in quelle epoche difficili. Gli abati però non abbandonarono Spinea.
Curarono gli edifici del culto come la chiesa. Consacrata assieme a quella di Zianigo nel 1490 dal vescovo di Treviso Nicolò Il Franco il dì 3 di ottobre, venne riedificata nel 1750 e riconsacrata il 17 settembre 1769 dal vescovo Giustiniani. Le sue linee architettoniche attuali rispecchiano il neo-classicismo settecentesco con qualche residuo di barocco come l’altar maggiore. Ornata da altari marmorei e da preziose tele d’autore, ebbe una pala d’altare della B.V. Incoronata di Vittore Bellini che è forse quella trasferita in s. Maria di Rossignago ormai ridotta in stato pietoso. Il Carpaccio, come a Noale, dipinse una tela raffigurante i tre santi patroni: Vito, Modesto e Crescenzia per l’altar maggiore forse scomparsa con la seconda consacrazione. Il soffitto è del Canaletto.
Verso la fine del sec. XV il rettore di s. Vito e Modesto tentava di staccare Spinea dall’innaturale unione alla matrice mestrina richiedendo il diritto goduto ab antico del fonte battesimale.
La pratica incontrava tali difficoltà, da vedere il sacerdote ritirarsi nel monastero di s. Elena in Venezia. Non così invece per Salzano e Noale che ottenevano il fonte stagionale periodico staccandosi dalle rispettive pievi di Zianigo e di Zeminiana. Dal 1750 il sacerdote secolare Delaiti incominciò a firmarsi nei registri parrocchiali quale parroco.
Lo era di fatto non di diritto poiché il vescovo di Treviso doveva chiedere ancora ad ogni nomina il beneplacito dell’abate di s. Elena. Il monastero godeva ancora della proprietà giuridica dei benefici di s. Vito e di s. Maria rurale, trasformatasi in santuario.
Nel secolo XVIII Spinea visse uno splendore di vita religiosa non mai visto fin allora. Infatti nella visita pastorale del 1791 si contarono 27 oratori di famiglia, quante cioè erano le ville venete.
La caduta di Venezia e la soppressione successiva nel 1806 del monastero veneziano, portava di conseguenza lo svincolo dei benefici di Spinea dal secolare obbligo verso l’abazia di s. Elena.
Incominciava la vera indipendenza parrocchiale, però sotto controllo dello stato. Infatti i beni soppressi passavano al pubblico demanio. Godette poco più di cent’anni di pacifica tranquillità come comunità rurale prettamente agricola se si eccettuavano le ville numerose abitate in periodi estivo -autunnali.
Attualmente Spinea ha cambiato volto ed è divenuto un paese industriale a ridosso di Mestre Marghera.







